Dimensione testo:   Carattere Piccolo Carattere Standard Carattere Grande


Menù Principale

· Upload
· HOME
· LINK
· FAQ


Benvenuto

Nome di Login:

Password:




Ricordami

[ ]
[ ]
[ ]

Intestazione


»CAMPANIA: IN FUGA CON DOCUMENTI FALSI, ARRESTATO DOPO 6 MESI LAT
NAPOLI (ITALPRESS) - I Carabinieri di Torre Annunziata hanno individuato e catturato Francesco Riso, ...
»Incendi: bosco di 30.000 mq in fiamme nel Cosentino, un arresto
(AGI) - Cosenza, 24 apr. - Un agricoltore di 40 anni e' stato arrestato dai Carabinieri della Stazio ...
»Furti rame: colpo grosso a dissalatore nel Trapanese, un arresto
(AGI) - Trapani, 24 apr. - Pensavano di mettere a segno un colpo grosso rubando cavi di rame dal dis ...
»BRINDISI: IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, 29ENNE IN ARRESTO SU MANDATO EUROPEO
Brindisi, 23 apr. (AdnKronos) - Nell'ottobre del 2013 aveva favorito l'ingresso in Germania di quat ...


Data di pubblicazione: Non conosciuto(a)
Dettagli

Siamo su Facebook

Translate This Page

FAQ


dic

23

2010

ARROGANZA E MIOPIA POLITICA CONTRO IL DIRITTO  

Di Alberto Tuzzi

L’Italia sta vivendo un periodo storico, politico e sociale, che definire difficile appare veramente un eufemismo. La politica ha preso una deriva populista che l’allontana, inesorabilmente, dalla realtà quotidiana e dai problemi dei cittadini. La maggioranza attuale, sostenuta con il voto del popolo, non riesce ad affrontare adeguatamente la crisi economica e, soprattutto, la gravissima crisi del lavoro. Al contrario, è molto efficace nell’abbattimento dello stato sociale e dei diritti fondamentali dei cittadini. In questo clima di pessima democrazia, si inserisce l’accanimento disciplinare, e non solo, nei confronti dell’amico Vincenzo Bonaccorso.
Le sue vicissitudini, non certo casuali, non sono personali e attinenti solo ai comparti difesa e sicurezza, bensì interessano tutti i cittadini e la democrazia del nostro Paese. Riteniamo anacronistico che il personale dei comparti debbano difendere i diritti costituzionalmente garantiti della collettività, quando loro stessi non possono goderne. Tutto ciò è dovuto unicamente ad una volontà punitiva, di una classe politica non eletta ma nominata, privilegiata e arrogante, che non conosce le problematiche del personale e che non è più rappresentativa del Paese reale. L’ostinazione con cui i vertici militari, avallati dal governo, cercano di reprimere le libertà fondamentali di Bonaccorso, così come di tanti altri militari, rientrano in un piano politico culturale più generale. Siamo di fronte, a nostro avviso, ad una operazione politica che, tramite una strategia ben precisa, è fondamentalmente finalizzata alla contrazione dei diritti e alla normalizzazione del sistema sociale del nostro Paese. Pertanto i militari non possono essere esenti da questo processo e, anzi, essendo assieme alle forze dell’ordine il baluardo in difesa delle istituzioni democratiche, vengono contestualmente emarginati e privati dei diritti fondamentali. La vicenda Bonaccorso, al quale rinnoviamo i nostri sentimenti di stima, amicizia e solidarietà, va vista quindi non come un semplice episodio attinente la disciplina militare, bensì come un fatto che riguarda tutto il mondo del lavoro, compreso quello militare. Citiamo ad esempio alcuni fatti eclatanti accaduti recentemente e attinenti i diritti del mondo del lavoro in generale. Un primo episodio riguarda i lavoratori della Fiat di Pomigliano D’Arco, i quali sono stati costretti, con il ricatto del posto di lavoro, ad accettare una compressione, se non addirittura un totale annullamento, di alcuni diritti fondamentali. Seguito poi dall’intervento unilaterale di Federmeccanica, la quale ha disdetto il contratto di lavoro precedentemente sottoscritto con i sindacati. Per non parlare del tentativo di eliminare la possibilità di rivolgersi al Giudice del lavoro e delle centinaia di migliaia di precari mandati a casa. Recentemente abbiamo anche registrato una dichiarazione di un Ministro della nostra Repubblica che, intervenendo sulle morti bianche nei posti di lavoro, ha addirittura affermato:” non so se L’Italia può permettersi la legge sulla sicurezza”. Si potrebbero citare altri innumerevoli esempi, ma riteniamo che i pochi evidenziati siano sufficienti a dimostrare come le problematiche sociali e dei diritti, siano gli stessi di tutti i lavoratori. Altro che rincorrere una specificità, che di fatto già esiste, a nostro avviso i lavoratori dei comparti difesa e sicurezza, anche se con le stellette, dovrebbero costruire un patto sociale con tutto il mondo del lavoro. I diritti non hanno bandiere né specificità. All’accanimento messo in atto contro i diritti e lo stato sociale, va affiancato il tentativo di riformare la giustizia, non certo per adattarla alle esigenze dei cittadini, bensì solo per limitare uno dei poteri dello Stato e assoggettarlo al volere politico. Non si può non evidenziare, infine, che siamo di fronte ad una recrudescenza delle contraddizioni che sta vivendo la società, cosiddetta moderna, dovuta essenzialmente ad una globalizzazione imperniata su uno sfrenato liberismo, senza regole e, soprattutto, senza nessun tipo di controllo. Se questa deriva antidemocratica proseguirà, corriamo il rischio che la nostra Repubblica democratica, diventi uno Stato assolutista. Riprendendo il caso Bonaccorso, va sottolineata una particolare coincidenza, mentre infatti si decideva quale punizione infliggere, contestualmente entrava in vigore la legge sul nuovo Codice dell’ordinamento militare. Decreto legislativo 66/2010 che molti autorevoli commentatori hanno già analizzato e biasimato, sia per i suoi contenuti conservatori, sia soprattutto perché limita ulteriormente i già pochi diritti dei militari. Siamo coscienti che molti militari, purtroppo, saranno costretti ad adire le vie legali, fino al supremo giudizio della Corte Costituzionale, per ottenere la cancellazione di diverse norme contenute nel Decreto legislativo, palesemente anticostituzionali. I militari dovranno ripercorrere quella strada, che molti percorsero negli anni settanta e ottanta, al fine di ridiventare nuovamente soggetti appartenenti ad una gerarchia, consapevoli, partecipi, e non più solo ciechi e assoluti obbedienti. Il nuovo Ordinamento è stato, altresì, definito una nuova legge ad personam, in questo caso non per Berlusconi ma per la Lega Nord. Infatti nella legge è stata inserita una norma che ha abrogato il reato di :”Associazione di carattere militare con scopi politici”. Reato del quale erano inquisiti 36 esponenti e dirigenti leghisti, rinviati a giudizio dalla procura di Verona, per la vicenda delle guardie padane, quasi tutti veneti e lombardi. Anche la Procura di Treviso si è vista annullare il processo, che si sarebbe dovuto svolgere a dicembre, contro un gruppo che si era organizzato e autodefinito :”Polisia Veneta”. Qualcuno ha giustamente affermato, e noi condividiamo, che il nuovo Ordinamento ha di fatto annullato quei pochi diritti contenuti nella legge 382/78. Speriamo che ora molti capiscano perché la rappresentanza è stata nel tempo, lentamente ma inesorabilmente, emarginata e ridotta a recitare la figura di spalla, ad attori principali quali la politica, il governo e i vertici militari. Appare ovvio, quindi, che una “casta” politico militare di intoccabili, tronfia e ammantata di privilegi, cerchi di emarginare chi, come Bonaccorso e altri soggetti sociali, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica e la società tutta, sulla necessità di riconoscere i diritti costituzionalmente garantiti, non solo al personale dei comparti difesa e sicurezza, bensì di tutti i lavoratori. Fra pochi mesi tutti i militari saranno chiamati ad eleggere i nuovi rappresentanti, che dovranno tutelarli per i prossimi quattro anni. E’ una occasione da non perdere, per discutere, analizzare, criticare, sia nelle caserme sia nella società civile e, soprattutto, proporre nuove soluzioni, senza chiedere ne elemosinare, ma pretendere forme di tutela più garantiste ed efficaci. Dobbiamo essere pienamente consapevoli che, senza l’impegno e la partecipazione di ognuno, i nostri diritti verranno ulteriormente ristretti e, con essi, potrebbe anche finire la democrazia nel nostro Paese. I diritti dei cittadini non sono un obolo che il potere concede quando e come vuole, bensì il bene fondante di una società democratica che si voglia definire tale. Uno Stato di diritto è uno Stato democratico che permette a tutta la popolazione di praticare i diritti e la giustizia sociale. Il lavoro, i diritti, la giustizia, la sicurezza e la pari dignità sono ideali che la Costituzione ha previsto per tutti i cittadini, militari inclusi, dopo che i nostri padri hanno combattuto e costruito la Repubblica democratica fondata sul lavoro. Alberto Tuzzi



  icona commenti  |     Stampa veloce   crea pdf di questa news    icona rss |  Pubblicato da: Admin icona autore |  AS.SO.DI.PRO.



Altre News

mar 23 ottobre 2012 - 14:32:20
NO alla Riforma Pensioni - NO ai Tagli di personale nelle FFAA - NO alla Revisione dello strumento Militare . MONTI Incontra una delegazione dei partecipanti - GIORNATA STORICA e risultati concreti
sab 06 ottobre 2012 - 09:03:16
Fonte: lasottilelinearossa.over-blog.it
ven 28 settembre 2012 - 11:57:07
Roma, 28 set. (Adnkronos)
sab 18 agosto 2012 - 15:23:24
di Luca Kocci pubblicato su Il manifesto, il 17/08/12

 

Tema Grafico by iWebSolutions - partner e107 Italia